IL VINO SOLIDALE
LA SOLIDARIETÀ NEL VINO CRESCE SEMPRE DI PIÙ. IL VINO È VITA E DEVE POTER ESSERE SEMPRE DI PIÙ AL FIANCO DI CHI SOFFRE. ANCHE DUEMILAVINI, IL LIBRO GUIDA AI VINI D’ITALIA, ADERISCE A WINE FOR LIFE
01/01/2005, BIBENDA
Slawka G. Scarso
Il vino è diventato più buono. Una volta tanto un’affermazione del genere non è il frutto di un vocabolario tragicamente povero. Né per forza di tecniche di cantina all’avanguardia o di particolari selezioni clonali. Da qualche tempo infatti, il mondo del vino italiano è diventato protagonista di numerose attività di beneficenza. Non si tratta di semplici sponsorizzazioni, perché queste attività non si limitano a rendere visibile un’azienda mostrando il suo logo nel materiale promozionale dell’evento sponsorizzato, ma comportano un disegno ampio, intimamente legato alla produzione vinicola. Dietro alle operazioni benefiche, c’è innanzitutto una dimensione etica, e la volontà di alcuni produttori particolarmente sensibili di mettere al servizio di chi ha bisogno i successi raggiunti finora. Nascono così progetti che coinvolgono una o più aziende, legate insieme da un intento benefico comune. Ma esistono anche dei vantaggi (sia fiscali, che legati all’immagine) per le aziende solidali, tanto che questi progetti diventano sinonimo di operazioni di marketing sociale, un concetto mutuato soprattutto ai mercati maturi, in cui la frequenza d’acquisto e la quantità di prodotto acquistato hanno già raggiunto i livelli massimi. Esempi noti in Italia vengono da svariati settori, da quello dei detersivi (Dash Missione Bontà - Ospedale Amico) alle caramelle (Golia Bianca per WWF), alle catene di supermercati, alle banche. Dal punto di vista fiscale, le operazioni di marketing sociale comportano innanzitutto un aumento dei costi, e quindi una riduzione dell’imponibile; inoltre, simili investimenti possono essere dedotti in quanto donazioni a Onlus. Più vari ancora, i vantaggi d’immagine, in quanto il marketing sociale si rivela un elemento distintivo rispetto alle altre aziende, in grado di aumentare la visibilità e di migliorare la reputazione.
Del resto, recenti indagini fatte dall’Istituto di ricerca Ipsos-Explorer pubblicate dall’associazione Sodalitas, hanno evidenziato l’elevato consenso degli italiani nei confronti di aziende che partecipano a operazioni di marketing sociale, con un gradimento particolare per le attività benefiche attuate in Italia. In particolare, cresce l’attenzione del consumatore nei confronti di un’impresa solidale e viene apprezzato l’intento di risolvere un problema della società. Un miglioramento dell’immagine nei confronti di tutti gli attori con cui l’azienda si relaziona, non solo consumatori ma anche fornitori, istituzioni, o gli stessi dipendenti - è anche così, infatti, che si crea uno spirito di squadra e di attaccamento all’azienda.
Nel caso specifico del vino, si può contribuire a spostare le preferenze di un consumatore, a parità di prezzo, verso un vino solidale. Ovvero influenzare il riacquisto del prodotto, facendo in modo che, anche se la prima volta si acquista una bottiglia indipendentemente dalla partecipazione o meno a un programma benefico, il secondo acquisto verrà positivamente influenzato dall’aver appreso che si tratta di vino solidale. In altre parole, si aiuta a fidelizzare il consumatore verso la propria produzione (un po’ come avviene con le raccolte punti, ma in modo etico). Sono già numerose le operazioni di
marketing sociale presenti in Italia, diverse per numero di aziende partecipanti, progetti, tipo di donazione. Il progetto più vasto me numero di aziende coinvolte (ad oggi oltre 60), è WINE FOR LIFE, creato dalla Comunità di Sant’Egidio di Roma. Ha l’obiettivo di raccogliere fondi a favore del programma DREAM, che si occupa di lotta all’AIDS in Africa, attraverso assistenza domiciliare, cura delle donne sieropositive durante la gravidanza, formazione del personale locale. I produttori contribuiscono versando 50 centesimi per bottiglia venduta che partecipa al progetto, bottiglia identificata un bollino rosso che permette di distinguerla anche sullo scaffale di un’enoteca. Ovviamente i produttori non trasferiscono i costi donazione al consumatore finale, e quindi la bottiglia solidale non subisce aumento di prezzo. Altro caso importante è quello della fondazione Armonia e Salute Onlus, fondata da Rodolfo Ricci, i personaggio della distribuzione, che anche grazie alle cospicue nazioni pervenute dal mondo del vino ha dato vita lo scorso settembre ad una casa-famiglia per persone con disturbo autistico. Un ambiente protetto, ma anche uno strumento di mediazione con l’esterno, che stimola le occasioni di contatto con la realtà locale.
Se nel caso di WINE FOR LIFE l’idea è nata dalla Comunità di Sant’Egidio, diverso è per L’Insieme, un’associazione che raggruppa oggi 9 produttori delle Langhe. In questo caso, non viene applicato un bollino, ma è stata creata un’etichetta apposita, chiamata appunto L’Insieme. Modalità di maturazione e uvaggio sono scelti dal singolo produttore. L’etichetta invece è sempre la stessa, eccetto per il nome e il logo dell’azienda. Per ogni bottiglia vengono versati circa 5 euro e l’11 novembre di ogni anno una commissione esterna decide quali progetti finanziare. Varie, le destinazioni delle donazioni effettuate finora, dal Sudan alla Bolivia, fino alle Langhe stesse; dalla costruzione di pozzi d’acqua, di ospedali in zone di guerra, a contributi a un centro di musicoterapia, a una casa famiglia per bambini disagiati... E, a dimostrazione di come un’attività del genere crei un legame stretto non solo con il consumatore, anche distributori, portatori, enotecari concorrono insieme ai produttori nella raccolta di fondi. Esistono infine aziende che singolarmente hanno preso a cuore una determinata causa, e l’hanno fatta loro. È il caso, ad esempio, di Erik Banti, da anni impegnato a favore di Medici Senza Frontiere, che ha deciso di donare l’intero ricavato delle Magnum di Poggio Maestrino 2001 alla stessa associazione. O di Umani Ronchi che, a partire dal 2004, devolverà il 5% dell’utile netto a progetti solidali individuati da un’apposita commissione, contribuendo tra l’altro alla ricerca contro malattie come la leucemia e al sostegno di associazioni di assistenza agli anziani.
Il vino italiano, insomma, a giudicare dai numerosi progetti solidali intrapresi - emulati anche all’estero, come nel caso dell’associazione di viticoltori austriaci Zusammen, su esempio de l’Insieme - sta diventando davvero più buono. E se, come è già stai mercati, il consumatore preferisce acquistare una bottiglia "più buona" di un’altra, è giusto concludere che i progetti solidali possono permettere alle aziende che vi prendono parte di uscire vincenti anche da un periodo in cui si parla di crisi del mercato del vino. Meglio ancora se facendo del bene anche agli altri.